Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - Aquila
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - Testo
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - Home
Proteo
Proteo
entra/registrati
Il catasto grotte
Elenco grotte
Ricerca semplice
Ricerca su mappa
Segnala cavità
Aggiorna cavità
Conversione coordinate

Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia

Home » Il catasto grotte

Il catasto grotte

La Regione Friuli Venezia Giulia, per prima in Italia, nel 1966 ha posto le basi per un riconoscimento giuridico delle grotte presenti sul suo territorio.

L’art. 1 della Legge Regionale 27 del 1° settembre 1966, ha voluto prevedere la necessità di adottare tutti quei provvedimenti “diretti ad evitare la distruzione, l’ostruzione, il danneggiamento, il deterioramento ed il deturpamento delle cavità naturali della Regione”.

Uno degli strumenti attraverso i quali raggiungere questi obiettivi è stato individuato nel successivo art. 3 dello stesso disposto normativo, che prevede la costituzione del Catasto regionale delle grotte.

Il Catasto, nato con lo scopo di censire tutte le grotte presenti sul territorio regionale, mantenendo per ognuna una descrizione e una raccolta completa “dei relativi dati topografici e metrici, dei rilievi speleologici e geologici eseguiti e di ogni altra notizia utile”, è stato immaginato come una struttura pubblica, sia per quanto attiene alla fruizione dei dati che alla gratuità della consultazione.

Nonostante la funzione pubblica svolta, il legislatore ha ritenuto di affidarsi direttamente al mondo della speleologia per la tenuta e aggiornamento del Catasto regionale delle grotte che perciò, dopo alcuni decenni di gestione da parte della Società Alpina delle Giulie Sezione di Trieste del C.A.I., è attualmente affidato alla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia, organismo che raccoglie e rappresenta la quasi totalità dei Gruppi Speleologici del Friuli Venezia Giulia.

Tra i principali risultati ottenuti con l’istituzione del Catasto, è possibile individuare la riunione dei precedenti archivi storici presenti nella regione, che ha così superato la precedente suddivisione che voleva distinguere fra cavità della Venezia Giulia (provincia di Trieste e Gorizia, fino alla sinistra orografica dell’Isonzo) e del Friuli, con la conseguente istituzione del Numero Regionale (RE) che identifica in maniera unica le cavità censite su tutto il territorio regionale.

Attraverso il collegato regolamento, emanato con decreto del Presidente della Giunta nr. 141 del 28 dicembre 1966 e più volte emendato, sono state dettate le linee per il corretto impianto e tenuta del Catasto: dalla sua sede, stabilita a Trieste, all’istituzione della figura del Conservatore quale responsabile per gli adempimenti previsti nel regolamento; dall’elenco degli atti catastali ufficiali, alle caratteristiche di tali documenti.

Il regolamento, inoltre, individua gli elementi minimi necessari per l’iscrizione al Catasto di una nuova cavità, puntualmente elencati all’art. 5, consentendo comunque di integrare queste informazioni con altre che possano andare a completare la catalogazione e la mappatura dei fenomeni ipogei presenti nel Friuli Venezia Giulia.