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Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia

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Cavità n° 829 - Grotta Antonio Federico Lindner

Opzioni cavità:

Nomi e numeri catastali
Nome principale Grotta Antonio Federico Lindner
Nome principale sloveno
Numero catasto 829
Numero catasto storico 3988VG
Numero totale ingressi 3

Posizione ingresso principale
Presenza targhetta Si
Area geografica Carso Triestino
Provincia Trieste
Comune Duino-Aurisina / Devin - Nabrežina
Tipo carta 1:25.000
Carta CTRN 1:5.000 110013 - San Pelagio
Tipo posizione Aggiornamento Posizione
Metodo rilevamento STRUMENTALE -> GPS
Latitudine Gauss-Boaga 5068828,4
Longitudine Gauss-Boaga 2416936,9
Latitudine WGS-84 45° 45' 54,432" (45,76512)
Longitudine WGS-84 13° 40' 28,236" (13,67451)
Latitudine UTM WGS-84 5068805,5
Longitudine UTM WGS-84 396931,1
Quota ingresso 179.4
Data esecuzione posizione 28-10-2014
Affidabilità posizione Da verificare
Stato ingresso Agibile
Dimensione stimata ingresso 170 x 350
Tipo ingresso Caverna
Profondità pozzo d'accesso
Autore posizione Dal Maso Alberto
Gruppo appartenenza AXXXO - Associazione XXX Ottobre
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico 825
Sviluppo spaziale
Estensione
Volume
Metodo calcolo volume
Dislivello positivo
Dislivello negativo 177.5
Dislivello totale 177.5
Quota fondo 1.9
Vincolo paesaggistico Si
Stato della cavità
Esplorazione in corso
Prosecuzioni
Cavità distrutta
Ostruzioni interne
Cavità attrezzata
Introvabile
Descrizione
Descrizione dei vani interni della cavità Tre sono gli ingressi naturali di questa cavità:, il primo, in caverna, è quello usato normalmente, gli altri due si aprono sulla volta della seconda sala della grotta.
Tutti e tre gli ingressi sono protetti: i secondi due da griglie, il primo da una porta progettata per permettere il passaggio ad animali, troglobi e pipistrelli.
La suggestiva caverna d'accesso e quella seguente, note da lungo tempo con il nome di Tana della Volpe (Lesicja Luknja), vennero rilevate nel 1956 e, all'epoca, nella parete sinistra del tratto terminale, tra massicce canne d'organo, fu notato uno strettissimo pertugio il quale immetteva in un angusto cunicolo in apparenza poco interessante.
La scoperta degli estesissimi vani interni avvenne nel 1967, quando, durante un periodo piovoso, fu avvertita una fortissima corrente d'aria che scaturiva dalla stretta apertura tra le canne d'organo.
Dalla dolina di accesso si entra nella prima caverna discendente grazie ad un ripido sentiero a gradoni; giunti sul suo fondo si incontra la porta che consente di entrare nel secondo vano: la sala ha una superficie di circa 10m x 10m, con un altezza nel punto maggiore di 13m. Sulla volta si aprono gli altri due ingressi, protetti da griglie.
Proseguendo in discesa si arriva alla botola di protezione. Sulla destra si apre una stanzetta, con il pavimento cementato, dove un tempo erano installate le apparecchiature per lo studio delle variazioni altimetriche delle acque di fondo, in relazione ai regimi di piena del Fiume Timavo. Passata la botola, si scende, tramite una scala fissa, (superando così, agevolmente, un pozzetto di 8m) per ritrovarsi in un vano riccamente concrezionato, con uno sviluppo di 19m. Dalla base della scaletta si scende arrampicando lungo uno scivolo calcitico (consigliata una corda) fino ad arrivare ad un laghetto, che nel periodo di piena raggiunge una superficie di 10m x 5m, nel quale vive da quasi vent'anni un esemplare di Proteus Anguinus.
Percorrendo una breve cengia sulla destra del laghetto, è possibile raggiungere il camino di 6m che consente l'accesso ai vani più profondi.
Risalito il camino ci si ritrova in un residuo di meandro fossile, ormai riccamente concrezionato; proseguendo ulteriormente nell'arrampicata è possibile accedere alla volta della sala appena percorsa (attenzione!!), mentre, camminando lungo il meandro per 6m, si possono scegliere due diversi itinerari. Scendendo un saltino di 2m, ci si ritrova in una condotta che immette direttamente nel successivo P15, mentre risalendo sopra la condotta per 4m e passando una strettoia, si raggiunge la volta del meandro (visibili le evorsioni provocate dall'acqua). Da qui, scendendo lungo un ripido scivolo di 8m di dislivello (necessaria una corda), ci si affaccia sul P21 che immette nello stesso salone del P15.
Sceso uno dei due pozzi (preferibile per comodità il P15) si entra nell'imponente salone interno, anch'esso riccamente concrezionato. Si procede in discesa, tenendosi sulla sinistra (sono visibili numerose vasche d'acqua concrezionate), fino a giungere ad uno scivolo in forte pendenza e privo di asperità (consigliata una corda di 15m).
Sulla parete opposta della galleria, nel punto in cui ha inizio lo scivolo, si apre, seminascosto dalle concrezioni, il P15, che permette l'accesso ad un ramo inferiore, di 75m di sviluppo. Tale ramo è un susseguirsi di piccoli ambienti disseminati di vaschette di raccolta che si estende fin sotto al laghetto presente nel terzo vano.
Alla base dello scivolo, invece, si continua a scendere, tenendosi sulla destra, raggiungendo così in breve tempo la partenza di un secondo scivolo che si affaccia direttamente sul salone principale (anche in questo caso è consigliabile una corda perchè il lato destro strapiomba da un'altezza di una ventina di metri direttamente sul sottostante P30). Terminata la discesa ci si ritrova sul fondo del salone principale, alto fra i 30 ed i 40m e con gli assi maggiori rispettivamente di 60m e 35m.
Numerose le concrezioni e le vasche di raccolta, alternate da blocchi di frana ormai calcificati fra loro e depositi di argilla (nei pressi dello scivolo sono presenti piccoli depositi di sabbia a granulometria variabile). Proprio alla base dello scivolo è possibile accedere, attraverso una strettoia, ad un piccolo vano che si sviluppa al di sotto del piano inclinato; nei pressi, sulla parete, vicino ad una colonna alta quasi 2m, si apre l'imbocco di un pozzetto cieco di 7m.
Proseguendo in direzione Nord, fra blocchi di frana calcificati, si raggiunge l'imbocco del P30, alla base dello scivolo. Scendendolo si raggiungono i rami inferiori che conducono alla massima profondità. Appena giunti alla base del pozzo si possono seguire due vie: la prima consiste nel risalire una china franosa entrando poi in una sala, dal fondo fangoso, da cui si dipartono un camino in fase di ringiovanimento (18m di altezza) ed una condotta fossile ascendente cieca; la seconda consiste nel proseguire la discesa della china detritica alla base del pozzo appena sceso. Dopo un paio di metri, sulla sinistra, attraverso massi di frana e fango, ci si immette in una galleria discendente con un diametro di circa 5m, letteralmente invasa dal fango, che si ricongiunge, dopo una trentina di metri, al pozzo che si apre alla base della china detritica abbandonata in precedenza. Proprio per evitare il più a lungo possibile il fango è consigliabile non percorre questa via, bensì continuare a scendere lungo la china franosa tenendosi sulla sinistra e facendo attenzione alle numerose pietre instabili. Si arriva così alla partenza di uno scivolo concrezionato che immette direttamente nel pozzo successivo (volendo, si può raggiungere anche da qui il ramo fangoso prima descritto, procedendo su di una cengia molto scivolosa nel tratto terminale, cosa che richiede prudenza ed anche una corda). Il pozzo, profondo 30m, è l'ultimo salto della cavità ed è intervallato da un ripiano a 16m dal fondo. Alla sua base sono visibili la "campana" e parte dei cavi posti in opera per eseguire le misurazioni delle variazioni del livello delle acque di base. Proseguendo in discesa lungo la trincea scavata dal deflusso delle acque, si raggiunge la massima profondità: 177,5m, appena due metri sopra il livello del mare. Dal cavernone in cui ci si trova, è possibile proseguire lungo una galleria con direzione 265° che raggiunge i 70m di sviluppo, oppure tentare di raggiungere un arrivo fossile. Tutti i vani sono letteralmente invasi da quantità enormi di fango ed argille che raggiungono metri di spessore. Sotto ad un primo strato di fanghiglia semi liquida e rossastra, si trova uno strato di argilla pastosa, dal colore grigio verde, che imprigiona letteralmente i piedi di chi vi si avventura.
Ritornando nel salone principale (alla base dello scivolo) è possibile proseguire anche in direzione WSW, raggiungendo così in discesa, uno dei due brevi rami secondari. Giunti in prossimità della parete, attraverso un basso passaggio si accede ad uno stanzone riccamente concrezionato con accumuli di fango e due piccoli laghetti sul fondo. Nell'accumulo di fango un ulteriore pertugio disagevole immette in una piccola galleria cieca e fangosa. Uscendo da questa sala e risalendo la china detritica tenendosi sulla destra, vicino alla parete, si incontra un camino cieco di 5m di altezza, dopodiché si ridiscende nuovamente in direzione Sud, lungo la galleria principale. Sul lato sinistro di tale galleria è stato scoperto un camino cieco di 41m di altezza, risalito in artificiale, ricco di concrezioni di calcite bianca e pura. Alla base di tale camino è possibile scendere in una stanzetta discendente, che si sviluppa al di sotto dello scivolo principale, riccamente concrezionato e cosparso di stalagmiti e vaschette d'acqua.
Finito il tratto in discesa del ramo principale, prima di proseguire nuovamente in salita, è possibile entrare, sulla sinistra, nel secondo, breve, ramo secondario che consiste in una stanza ricolma, nel tratto iniziale, di vaschette d'acqua e stalattiti e con un deposito fangoso nella parte terminale. Sempre all'ingresso di questo vano, sulla sinistra, è possibile inoltrarsi in una serie di piccole salei che, pure, si sviluppano al di sotto dello scivolo appena percorso; il loro imbocco è seminascosto dalle concrezioni.
Dopo aver percorso il tratto in salita della galleria principale, si giunge ad una grossa vasca (Vasca di Poppea), sormontata da un altro camino cieco e concrezionato, di 18m di altezza, risalito anch'esso in artificiale.
Dalla Vasca di Poppea in poi la galleria prosegue con sezione (8m di altezza per 10m di larghezza) ed andamento discendente costante (30°). Le concrezioni via via scompaiono lasciando spazio a fango e pareti erose; dopo un breve restringimento si giunge nella sala terminale, caratterizzata da notevoli accumuli di fango alla profondità di 170m (9,5m sopra il livello del mare).
La cavità è caratterizzata dal fenomeno dell'innalzamento del livello delle acque di fondo in relazione con i regimi di piena del Fiume Timavo, è perciò possibile la formazione di laghi temporanei in entrambi i fondi della grotta nei periodi di maggiore piovosità.
Rilievo Completo - Effettuato in data: 31-12-1998
Foto
Data dello scatto: 28-10-2014

Tipo inquadratura: Ingresso con numero identificativo

Gruppo di appartenenza: AXXXO - Associazione XXX Ottobre

Data dello scatto: 28-10-2014

Tipo inquadratura: Targhetta o numero identificativo

Gruppo di appartenenza: AXXXO - Associazione XXX Ottobre

Data dello scatto: 28-10-2014

Tipo inquadratura: Targhetta o numero identificativo

Gruppo di appartenenza: AXXXO - Associazione XXX Ottobre

Data dello scatto: 28-10-2014

Tipo inquadratura: Ingresso con numero identificativo

Gruppo di appartenenza: AXXXO - Associazione XXX Ottobre

Data dello scatto: 28-10-2014

Tipo inquadratura: Targhetta o numero identificativo

Gruppo di appartenenza: AXXXO - Associazione XXX Ottobre

Data dello scatto: 28-10-2014

Tipo inquadratura: Ingresso con numero identificativo

Gruppo di appartenenza: AXXXO - Associazione XXX Ottobre

Data dello scatto: 21-06-2011

Tipo inquadratura: Ingresso

Autore foto: Gerl Damjan

Gruppo di appartenenza: GRMADA - Športno društvo/Associazione Sportiva Grmada

Descrizione inquadratura: Ingresso 2 chiuso con grata
Data dello scatto: 28-10-2007

Tipo inquadratura: Ingresso

Autore foto: Maffei Maurizio

Gruppo di appartenenza: GSSG - Gruppo Speleologico S. Giusto