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Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia

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Cavità n° 5700 - Abisso Op 3

Opzioni cavità:

Nomi e numeri catastali
Nome principale Abisso Op 3
Nome principale sloveno
Numero catasto 5700
Numero catasto storico 3212FR
Numero totale ingressi 1

Posizione ingresso principale
Presenza targhetta No
Area geografica Alpi Giulie
Provincia Udine
Comune Chiusaforte
Tipo carta 1:5.000
Carta CTRN 1:5.000 050021 - Sella Nevea
Tipo posizione Prima Posizione
Metodo rilevamento GRAFICO -> Riconoscimento su carta
Latitudine Gauss-Boaga 5136930,0
Longitudine Gauss-Boaga 2403490,0
Latitudine WGS-84 46° 22' 32,4967" (46,37569354)
Longitudine WGS-84 13° 29' 5,9244" (13,484979)
Latitudine UTM WGS-84 5136906,2
Longitudine UTM WGS-84 383485,6
Quota ingresso 1883
Data esecuzione posizione
Affidabilità posizione Errato
Stato ingresso
Dimensione stimata ingresso
Tipo ingresso Pozzo
Profondità pozzo d'accesso 50
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico 726
Sviluppo spaziale
Estensione
Volume
Metodo calcolo volume
Dislivello positivo
Dislivello negativo 624
Dislivello totale 624
Quota fondo 1259
Vincolo paesaggistico
Stato della cavità
Esplorazione in corso
Prosecuzioni Segnalate prosecuzioni
Cavità distrutta
Ostruzioni interne
Cavità attrezzata
Introvabile
Descrizione
Breve descrizione del percorso d'accesso L'abisso si apre nella parte centro-orientale del versante italiano dell'altopiano del Monte Canin, sotto i pendii che dalle creste del Monte Golovec e del Monte Lopa scendono verso il monte Poviz e, più precisamente, sotto Punta Medon, a quota 1883, dove il pendio scende molto ripido con una vallecola, ricca di vegetazione e delimitata da pareti, che sbocca direttamente sulla pista da sci, poco sopra Sella Nevea.
Per raggiungere l'ingresso senza servirsi della funivia, bisogna seguire, da Sella Nevea, la mulattiera del Poviz, fino al bivio tra i sentieri CAI 636 alto e 636 basso. Qui si prende il 636 basso, che gira nettamente verso Ovest e, dopo aver passato un bunker, si prosegue ancora per poche centinaia di metri, fino a raggiungere un primo dosso, che il sentiero aggira in basso. Qui si abbandona il sentiero, lasciandolo sulla destra. L'abisso si apre in cima a tale dosso, caratterizzato dalla presenza di due piccoli larici, (gli unici dell'altopiano, a tale quota).
Dall'arrivo della funivia, invece, si può imboccare direttamente il sentiero 636 basso, che parte sulla sinistra della pista da sci che dalla stazione della funivia scende in conca Prevala.
Descrizione dei vani interni della cavità Il cunicolo d'ingresso, praticamente verticale, dopo una strettoia sbuca in un ampio pozzo da cinquanta metri, dalla sezione allungata. La sua base è interamente occupata da un imponente nevaio. Verso Ovest, la grotta prosegue con un breve meandro, che dopo pochi metri diviene impraticabile.
A pochi metri dal fondo del pozzo, una spaccatura (raggiungibile con un pendolo) immette direttamente nel successivo pozzo, di 25m.
La partenza di tale pozzo è costituita da un evidente specchio di faglia, orientata ENE con immersione verso NNO ed inclinazione intorno ai 70°. Lungo tale faglia, visibile anche all'esterno, sono allineati l'ingresso, il pozzo d'accesso ed i successivi P25 e P35, fino alla caverna a -100. In pratica si tratta sempre del medesimo ambiente ed i punti in cui si cammina e ci si sposta in pianta non sono altro che grandi terrazzi ingombri di massi.
L'anomala circolazione d'aria della prima parte della cavità (dal cunicolo d'ingresso esce, durante tutto l'anno, una gelida corrente d'aria) che, d'estate, non è compatibile con il senso della circolazione d'aria a maggiore profondità, potrebbe far presumere l'esistenza di almeno un altro ingresso, verosimilmente rappresentato all'esterno da uno dei tanti pozzi ingombri di neve situati lungo la suddetta faglia. Tale ipotesi è stata confermata durante l'esplorazione del Marzo 1996, quando, nella caverna a -100, è stato trovato un cono di neve, alto 2m, che sicuramente non poteva provenire dal pozzo d'accesso.

Dalla caverna a -100, in direzione Sud, dopo un salto di 5m si trova un salto di 60m, dalla partenza stretta e franosa, che entra direttamente nella Sala Godzilla, a -160m.
Le dimensioni di questa sala sono circa 120m X 60m, ed è allungata in direzione E-W. La sua origine è marcatamente tettonica (sono visibili numerosi specchi di faglia e crolli per collassi gravitativi); in particolare, sulla stessa faglia dell'ingresso è impostato un enorme arrivo, dal quale in inverno scende una corrente d'aria più fredda rispetto alla temperatura media della grotta: si tratta verosimilmente di un collegamento con l'esterno ancora da scoprire. Dalla caverna partono due ringiovanimenti attivi: il primo chiude in frana dopo un P30 ed un P10. Il secondo, dopo un P13, continua su di un pozzo valutato una decina di metri, la cui partenza è, purtroppo, impraticabile.
Il ramo principale continua verso Nord, scendendo lungo il pavimento ingombro di massi. Dopo un salto di 6m, si la cavità prosegue con una spaccatura meandriforme completamente fossile, dalle morfologie corrosive consuete, orientata in direzione Ovest.
Sono impostati lungo tale direzione anche i successivi P15 e P6 ed il bel P40. Sul fondo di tale pozzo parte uno stretto cunicolo, che dopo una ventina di metri sbuca ancora nella "Sala Godzilla".
A 10m dalla fine del P40, si imbocca un breve e ventoso meandro che termina, con un salto di 8m, in una cavernetta nella quale è presente un forte stillicidio. Dopo ancora pochi metri, si incontra una spaccatura, alta qualche metro e larga 50cm, che porta al grande pozzo di 86m, dalla sezione rotondeggiante; la sua parte sommitale, stranamente, non chiude a campana ma è piatta. Il fondo è costituito da un pavimento ingombro di massi. Nella parete opposta a quella di discesa si apre un cunicolo che sbocca in condotte di origine freatica (-265; 1615 s.l.m.).
Il cunicolo di accesso alle condotte parte in corrispondenza del contatto tra una fascia di materiale brecciato ma ancora compatto nel suo insieme (cataclasiti), che occupa il lato occidentale del P86, e la roccia sana. Le condotte (dette del Balaglava) sono caratterizzate da una fortissima corrente d'aria ed hanno direzione NW e tipico andamento a saliscendi. A monte sono sbarrate dal materiale della suddetta fascia cataclasitica. La loro sezione è stata sfondata, sul lato orientale, da un meandro evidentemente più giovane.
L'aria, in tali condotte, segue un'evidentissima inversione stagionale: durante l'estate il cunicolo tira dentro l'aria, verso Novembre la circolazione diminuisce di molto ed in inverno il cunicolo soffia abbondantemente.
Proseguendo, il meandro si abbassa e sfocia su di un attivo P20, mentre la condotta lo oltrepassa in alto e finisce nell'enorme P170.
Alla base del P20, l'attivo forma per qualche metro una piccola forra e si getta, con una modesta cascata, nel successivo P84, che è a sua volta seguito da un P65. Dalla sommità del P84, traversando, si può raggiungere il P170, a circa 30m dalla sua partenza. Questo pozzo, più in basso, si ricongiunge al P65. In pratica si tratta di tre pozzi che, seppur nettamente separati, fanno parte dello stesso ambiente caratterizzato dalla presenza di una faglia con piano verticale e direzione 350°, lungo la quale sono allineate le tre verticali. La circolazione dell'aria diventa difficile da capire, anche per la grandezza degli ambienti che si susseguono. L'ipotesi più probabile è che l'aria, in estate, esca dall'enorme camino che sovrasta il P170.
Alla base del P65 è stato esplorato un breve ramo verticale che, dopo un ampio P50, termina in frana.
Dalla base del P170, il ramo principale inverte la sua direzione di 180°, anche se, eccetto un breve tratto di meandro, l'andamento è completamente verticale, con il succedersi di un P30 (Pozzo Tetris), un P40 ed il P78 finale, dal fondo ingombro di massi.
Procedendo verso SE, lungo la frattura sulla quale è impostato lo stesso pozzo finale, la cavità prosegue ancora per qualche metro prima di diventare impraticabile.
Degni di nota sono i 30m di piccole condotte, generatesi a pieno carico, trovate penzolando sul pozzo finale. Tali condotte si gettano successivamente in un P15 che chiude. La loro continuazione più logica è oltre a tale pozzo, ma la totale assenza di circolazione d'aria sia in estate che in inverno ha fatto deviare l'esplorazione verso altre zone.
Rilievo Completo - Effettuato in data: 31-12-1998