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Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia

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Cavità n° 5670 - Buca Mongana

Opzioni cavità:

Nomi e numeri catastali
Nome principale Buca Mongana
Nome principale sloveno
Numero catasto 5670
Numero catasto storico 3198FR
Numero totale ingressi 1

Posizione ingresso principale
Presenza targhetta Si
Area geografica Prealpi Carniche
Provincia Pordenone
Comune Cimolais
Tipo carta 1:5.000
Carta CTRN 1:5.000 047052 - Cime Centenere
Tipo posizione Aggiornamento Posizione
Metodo rilevamento STRUMENTALE -> GPS
Latitudine Gauss-Boaga 5132186,3
Longitudine Gauss-Boaga 2320768,1
Latitudine WGS-84 46° 18' 49,5386" (46,31376073)
Longitudine WGS-84 12° 24' 44,1858" (12,41227384)
Latitudine UTM WGS-84 5132164,0
Longitudine UTM WGS-84 300765,0
Quota ingresso 1992
Data esecuzione posizione 25-08-2011
Affidabilità posizione Corretto
Stato ingresso Agibile
Dimensione stimata ingresso 2,8m x 1,7m
Tipo ingresso Pozzo
Profondità pozzo d'accesso 8.5
Autore posizione De Lorenzi Romina
Gruppo appartenenza USP - Unione Speleologica Pordenonese
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico 1925
Sviluppo spaziale
Estensione
Volume
Metodo calcolo volume
Dislivello positivo
Dislivello negativo 433
Dislivello totale 433
Quota fondo 1559
Vincolo paesaggistico
Stato della cavità
Esplorazione in corso Si
Prosecuzioni Prosecuzioni certe (accessibili)
Cavità distrutta
Ostruzioni interne
Cavità attrezzata
Introvabile
Descrizione
Breve descrizione del percorso d'accesso La Buca Mongana si apre a quota 1992m, al margine Est della Busa dei Vediei, tra decine di altri pozzi, ma è riconoscibile in quanto è uno dei maggiori imbocchi della zona. Circa 200m a Sud si apre la Buca delle Manzette.
L'area carsica della Busa dei Vediei si estende a Nord Ovest del paese di Cimolais (PN), ad una quota media di 2000m ed è raggiungibile da Ponte Compol (quota 728m), in Val Cimoliana, con quasi 4 ore di salita. A circa metà strada la Casera Lodina, nelle cui vicinanze c'è una sorgente, funge da ottimo punto d'appoggio.
Descrizione dei vani interni della cavità Ciò che caratterizza la cavità è la varietà di ambienti ed una progressione mista. Grandi gallerie si alternano continuamente a pozzi e meandri in una progressione mai monotona. Almeno 3 sono gli arrivi di corsi d'acqua degni di nota. L'esplorazione dei rami al di sotto dei 200 m di profondità è ancora in corso e si sta rivelando un intreccio di rami sub-orizzontali posti a diverse quote e collegati tra loro in alcuni casi da pozzi. Una descrizione lineare e dettagliata risulterebbe troppo complicata, quindi viene fornita una descrizione generale.
La grotta può essere suddivisa in quattro rami principali:
1) Dall'ingresso alla zona del campo base. È il ramo comune che permette di accedere in profondità fino a –250 m, da dove la grotta comincia a complicarsi.
2) Ramo Nord. Dal cosiddetto “trivio” (zona di incroci abbastanza complicata a –300 m) diparte verso N fino ad una profondità di 350 m.
3) Ramo Est. È il ramo che dal “trivio” si approfondisce e per ora raggiunge la massima profondità del complesso a –450 m.
4) Ramo Sud. Anche se di sviluppo verso sud ne fa poco risulta essere la propaggine più meridionale della grotta, con un fondo a –355 m.

Dall'ingresso alla zona del campo base
La grotta si trova in comune di Cimolais (PN), all'interno della “Busa dei Vediei”, piacevole conca glaciocarsica con vista sul M. Duranno, che è la cima principale delle Dolomiti d'oltre Piave. La zona si trova nel perimetro del Parco Naturale Prealpi Carniche.
L'ingresso della cavità è una piccola voragine di 9 m di profondità che inizialmente non aveva dato speranze di prosecuzione. Con l'abbassamento della neve e l'allargamento di qualche strettoia si è riusciti a superare una zona di stretti passaggi alternati a brevi pozzetti fino alla profondità di 50 m. Qui, con una breve risalita, si sbuca in un ampio meandro (con in testa un arrivo di un pozzo).
Il meandro dopo un centinaio di metri dà accesso ad una serie di pozzi ravvicinati (P13, P15, P10, P15), lasciandosi alle spalle un'ampia caverna con un importante arrivo d'acqua dall'alto.
Un successivo P12 ed un P10, conducono a quella che probabilmente è la parte più antica della grotta: una galleria freatica abbandonata dal diametro anche di 10 m e lunga circa 150 m. Prima di accedervi attraverso il P10, si abbandona traversando alti a destra il meandro attivo seguito fino a quel punto. La galleria al suo termine è sbarrata da una faglia (tentativo di risalita effettuato) e l'unica prosecuzione è costituita da un abbassamento che dà accesso ad un P11 seguito da un P15 e P37. Qui, a metà del P37, pendolando si raggiunge un comodo terrazzo dove è stato installato, alla profondità di 255 metri, un campo base. Alla sommità del P15 prima del P37, con un traverso aereo è stata scoperta una serie di gallerie, che approfondendosi si reinnestano nella zona del trivio a –300 m. Dalla base del P37, percorrendo ancor un tratto di galleria in frana (P9, P7, P5) e lasciando perdere alcuni approfondimenti, si arriva nella zona del “trivio” (p. 130).

Ramo Nord
Dalla zona del trivio si imbocca un P22, seguito una serie di scomode condottine in discesa verso nord, che immette in un livello di gallerie complicate da frane, pozzetti e numerosi ringiovanimenti. A metà delle condottine un P5, seguito da scomodi ambienti (altro P5 più altri pozzi non ancora rilevati) promette bene, ma per ora non è ancora stato possibile scendere un pozzo stimato una trentina di metri a causa dell'ingente quantità d'acqua presente. Va segnalato un importante arrivo d'acqua, che però sparisce immediatamente tra massi di frana. Alla fine della galleria verso N, un evidente approfondimento attivo (P5 e P8) diventa ben presto impraticabile.

Ramo Est
Dal trivio si scende un P8 e si imbocca una serie di condottine discendenti verso E. Qui attraverso un P11 (possibilità di collegamento con il Ramo Nord) ed un P4 ci si innesta in un meandro alternato a brevi salti. Ancora un P12 e gli ambienti cominciano a restringersi. La grotta prosegue, ma per ora un lavoro di disostruzione a questa quota risulta improponibile. Questo è il punto più profondo della cavità, stimato a –450 m dall'ingresso (gli ultimi metri di continue strettoie non sono stati rilevati).

Ramo Sud
Si tratta di un breve ramo che dal P8 sotto al trivio giunge alla profondità di –355 m, costituito da una bella condotta freatica allungata in direzione NNO-SSE che si spinge nella parte più meridionale del sistema. Per accedervi, dalla base del P8 in zona del trivio ci si tiene alti traversando. Una successiva galleria ed una serie di pozzi (P7, P8, P12) portano al tratto finale di questo ramo. Un tentativo di scavo ha dato accesso ad una serie di impegnative strettoie con parecchia circolazione d'aria. Anche qui purtroppo un lavoro di disostruzione risulta troppo oneroso.

NOTA:
lo sviluppo totale esplorato supera i 2100m per una profondità di circa 450m

NOTA 2007 (dalla Gazzetta dello Speleologo n°122)
Nel mese di agosto dello scorso anno, gli speleologi polacchi dello Speleoklub Dabrowa Gornicza sono ritornati con un campo estivo di più settimane nell'area della Busa dei Vediei (comune di Cimolais – PN). Scopo principale della spedizione era la continuazione delle esplorazioni nell'abisso AQQ, da loro scoperto nel corso del 2005 e fermo a circa –200. Nel corso di successive discese (ad una delle quali ha preso parte anche uno speleologo del Gruppo Triestino Speleologi), il nuovo abisso è stato collegato alla Buca Mongana, ad una profondità di circa 250 metri rispetto all'ingresso alto. La profondità totale del sistema rimane invariata (-450 m), mentre lo sviluppo aumenta di alcune centinaia di metri.
Rilievo Completo - Effettuato in data: 31-12-1998
Foto
Data dello scatto: 25-08-2011

Tipo inquadratura: Ingresso con numero identificativo

Autore foto: De Lorenzi Romina

Gruppo di appartenenza: USP - Unione Speleologica Pordenonese

Data dello scatto: 25-08-2011

Tipo inquadratura: Targhetta o numero identificativo

Autore foto: De Lorenzi Romina

Gruppo di appartenenza: USP - Unione Speleologica Pordenonese