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Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia

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Cavità n° 410 - Abisso 2° di Gropada

Opzioni cavità:

Nomi e numeri catastali
Nome principale Abisso 2° di Gropada
Nome principale sloveno
Numero catasto 410
Numero catasto storico 1720VG
Numero totale ingressi 1

Posizione ingresso principale
Presenza targhetta No
Area geografica Carso Triestino
Provincia Trieste
Comune Trieste
Tipo carta
Carta CTRN 1:5.000 110113 - Padriciano
Tipo posizione
Metodo rilevamento STRUMENTALE -> GPS differenziale
Latitudine Gauss-Boaga 5056499,0
Longitudine Gauss-Boaga 2431175,0
Latitudine WGS-84 45° 39' 22,1223" (45,65614508)
Longitudine WGS-84 13° 51' 35,384" (13,8598289)
Latitudine UTM WGS-84 5056476,1
Longitudine UTM WGS-84 411168,8
Quota ingresso 390
Data esecuzione posizione
Affidabilità posizione 2° gruppo riposizionamento regionale GPS (2000)
Stato ingresso
Dimensione stimata ingresso
Tipo ingresso Pozzo
Profondità pozzo d'accesso 34
Autore posizione Manzoni Marco
Gruppo appartenenza RIP.REG. - Riposizionamento Regionale
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico 203.5
Sviluppo spaziale
Estensione
Volume
Metodo calcolo volume
Dislivello positivo
Dislivello negativo 186.5
Dislivello totale 186.5
Quota fondo 203.5
Vincolo paesaggistico Non definito
Stato della cavità
Esplorazione in corso
Prosecuzioni
Cavità distrutta
Ostruzioni interne
Cavità attrezzata
Introvabile
Descrizione
Breve descrizione del percorso d'accesso Questa interessante e profonda cavità si trova ai piedi del Monte Gaia, nei pressi di un sentiero che dal Cippo del Cristo di Gropada porta con un lungo arco alla strada Basovizza-Sesana, ora chiusa all'altezza del Confine di Stato.
Descrizione dei vani interni della cavità L'ingresso si apre nella roccia viva e le sue dimensioni sono piuttosto ridotte; dopo pochi metri il pozzo d'accesso si allarga e vi si scende per un lungo tratto nel vuoto, fino a toccare un ripiano detritico arginato da alcuni tronchi che impediscono al pietrame di cadere nel pozzo sottostante. La discesa continua e dopo circa 25m si giunge ad un dosso che divide il vano in due pozzi distinti. Quello più ampio è interrotto da ripiani e speroni rocciosi e a 20m dall'imbocco; sulla destra poi c'è un vasto terrazzo ingombro di massi e una lunga e ripida china detritica chiude da questa parte la cavità.
L'altro pozzo ha una larghezza inferiore al precedente e porta ad una maggiore profondità; da qui si dipartono due diramazioni: la prima (punto 4 nel rilievo) è costituita da un meandro lungo circa 60m; l'altra conduce, tramite un'arrampicata, in una serie di caverne e di pozzi che riconducono nella caverna iniziale. Invece di compiere queste arrampicate, prestando in ogni caso la massima attenzione perchè le pareti qui sono intensamente corrose e trattengono pietre e massi incastrati molto instabili che precipitano alla minima sollecitazione, rendendo la discesa molto pericolosa, si può scendere un pozzo di 19,5m ed uno di 10m e si può così raggiungere il fondo tramite pozzi successivi di 10m, 9m, 7,5m, 34m.
La cavità, simile per molti aspetti ad altri abissi del Carso, presenta tuttavia alcune particolarità e caratteristiche morfologiche non comuni: mancano infatti quasi del tutto i camini e la parete contrapposta alla scala sembra in qualche tratto modellata da una corrosione diretta. Poche le incrostazioni parietali e anch'esse piuttosto dilavate.
Durante la prima guerra mondiale l'esercito austriaco aveva sistemato nei pressi della grotta alcune postazioni e depositi di munizioni che, al momento della disfatta, furono scaricate nella grotta. L'estrazione di alcune migliaia di proiettili di artiglieria occupò quindi il Gruppo Rastrellatori per quasi otto mesi, in quanto ogni carico, costituito da pochi pezzi, doveva esser accompagnato da una persona dal fondo della cavità fino alla superficie.
Rilievo Completo - Effettuato in data: 06-05-1980
Foto
Tipo inquadratura: Ingresso