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Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia

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Cavità n° 39 - Grotta del Diavolo zoppo

Opzioni cavità:

Nomi e numeri catastali
Nome principale Grotta del Diavolo zoppo
Nome principale sloveno
Numero catasto 39
Numero catasto storico 225VG
Numero totale ingressi 1

Posizione ingresso principale
Presenza targhetta No
Area geografica Carso Goriziano
Provincia Gorizia
Comune Monfalcone
Tipo carta 1:5.000
Carta CTRN 1:5.000 109031 - Foce del Timavo
Tipo posizione
Metodo rilevamento GRAFICO -> Riconoscimento su carta
Latitudine Gauss-Boaga 5071727,0
Longitudine Gauss-Boaga 2408554,0
Latitudine WGS-84 45° 47' 23,644" (45,78990111)
Longitudine WGS-84 13° 33' 57,8568" (13,56607133)
Latitudine UTM WGS-84 5071704,3
Longitudine UTM WGS-84 388548,4
Quota ingresso 3
Data esecuzione posizione
Affidabilità posizione
Stato ingresso
Dimensione stimata ingresso
Tipo ingresso Pozzetto
Profondità pozzo d'accesso 2
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico 34
Sviluppo spaziale
Estensione
Volume
Metodo calcolo volume
Dislivello positivo
Dislivello negativo 8.5
Dislivello totale 8.5
Quota fondo -5.5
Vincolo paesaggistico
Stato della cavità
Esplorazione in corso
Prosecuzioni
Cavità distrutta Si
Ostruzioni interne
Cavità attrezzata
Introvabile
Descrizione
Descrizione dei vani interni della cavità La grotta, ora distrutta, era un tempo assai nota nella cittadina di Monfalcone per alcune dicerie che la volevano nascondiglio di favolosi tesori. Si racconta che attorno al 1730 un gruppo di villici si avventurò nel sotterraneo, con il fermo proposito di impadronirsi delle ricchezze colà riposte, ma l'apparizione di un uccello mostruoso che si avventò loro contro li mise in fuga e, nel volgere di pochi giorni, tutti illanguidirono e morirono per causa oscura.
Il nome di Grotta del Diavolo Zoppo deriva da una graziosa leggenda secondo la quale la grotta era un tempo abitata da un angelo e dal diavolo, i quali custodivano un forziere colmo d'oro; venuti in disaccordo sulla destinazione da dare al tesoro, i due si scapigliarono ed il diavolo ebbe la meglio, ma tentando di fuggire con il forziere, questo gli cadde addosso storpiandogli una gamba.
Nel 1890 alcuni notabili di Monfalcone intrapresero un'accurata ricerca, coadiuvati da alcuni lavoranti, e venne frugato invano ogni recesso dell'antro che risultò di modesta estensione. In quell'occasione vennero rinvenuti un teschio ed altri frammenti ossei, certamente di epoca assai remota, a giudicare dalle incrostazioni calcaree che li ricoprivano.
Dopo la prima guerra mondiale sorse nei pressi della grotta un cementificio, e la materia prima per la produzione venne tratta mediante lo sbancamento della bassa collina del M. S. Antonio, ridotta oggi ad un lembo insignificante. Scomparve così la Grotta del Diàul Zot e ben pochi ricordano la sua esistenza e la curiosa leggenda, forse la più bella tra le poche tramandate sulle grotte della Venezia Giulia.
Rilievo Completo - Effettuato in data: 06-05-1900