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Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia

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Cavità n° 3579 - La Ciase dei Gangs

Opzioni cavità:

Nomi e numeri catastali
Nome principale La Ciase dei Gangs
Nome principale sloveno
Numero catasto 3579
Numero catasto storico 321FR
Numero totale ingressi 1

Posizione ingresso principale
Presenza targhetta No
Area geografica Alpi Carniche
Provincia Udine
Comune Lauco
Tipo carta 1:5.000
Carta CTRN 1:5.000 031164 - Lauco
Tipo posizione
Metodo rilevamento GRAFICO -> Riconoscimento su carta
Latitudine Gauss-Boaga 5143412,0
Longitudine Gauss-Boaga 2361792,0
Latitudine WGS-84 46° 25' 31,914" (46,42553166)
Longitudine WGS-84 12° 56' 27,2838" (12,94091217)
Latitudine UTM WGS-84 5143388,8
Longitudine UTM WGS-84 341788,4
Quota ingresso 820
Data esecuzione posizione
Affidabilità posizione
Stato ingresso
Dimensione stimata ingresso
Tipo ingresso
Profondità pozzo d'accesso
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico 10
Sviluppo spaziale
Estensione
Volume
Metodo calcolo volume
Dislivello positivo 6
Dislivello negativo
Dislivello totale 6
Quota fondo 820
Vincolo paesaggistico
Stato della cavità
Esplorazione in corso
Prosecuzioni
Cavità distrutta
Ostruzioni interne
Cavità attrezzata
Introvabile
Descrizione
Breve descrizione del percorso d'accesso Passato il Borgo di Chiauiàns si supera un gran curvone, sulla destra del quale si trovano le tre tombe preromane; un centinaio di metri oltre, si scende un canalone ripido (Rio Clapò) per una settantina di metri, fino a giungere all'ingresso della cavità.
Descrizione dei vani interni della cavità Piccola cavità, formatosi probabilmente per drenaggio delle acque dell'adiacente canalone, che si sviluppa lungo un sistema di fratture subverticali che ne condizionano la morfologia. Le pareti si presentano levigate ed erose, il fondo è costituito da ciottoli e sabbia.

NOTA
Si dice che in tale cavità abitavano i gangs e che l'ultimo d'essi venne catturato da uno spaccalegna con uno stratagemma: "Lo pregò questi che lo aiutasse a fendere un grosso tronco e quando l'altro ebbe messo le mani nella fessura ove era incuneata la scure, tolse questa di colpo, in modo che l'altro vi rimase attanagliato e fu possibile ammazzarlo" (da "Leggende alpine del Friuli, rivista del CAI, anno 1917).
Già nel 1900 il Lazzarini parla di una frana che avrebbe ostruito parte della grotta e narra che in essa si trovò un cranio e dei carboni e che all'esterno c'era un muro a secco.
Rilievo Completo - Effettuato in data: 31-08-1980