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Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia

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Cavità n° 268 - Grotta dei Briganti

Opzioni cavità:

Nomi e numeri catastali
Nome principale Grotta dei Briganti
Nome principale sloveno
Numero catasto 268
Numero catasto storico 106FR
Numero totale ingressi 1

Posizione ingresso principale
Presenza targhetta No
Area geografica Alpi Carniche
Provincia Udine
Comune Forni di Sotto
Tipo carta 1:5.000
Carta CTRN 1:5.000 030163 - Andrazza
Tipo posizione
Metodo rilevamento GRAFICO -> Riconoscimento su carta
Latitudine Gauss-Boaga 5141967,0
Longitudine Gauss-Boaga 2336808,0
Latitudine WGS-84 46° 24' 22,4217" (46,40622826)
Longitudine WGS-84 12° 36' 59,7224" (12,61658955)
Latitudine UTM WGS-84 5141944,2
Longitudine UTM WGS-84 316804,8
Quota ingresso 1015
Data esecuzione posizione
Affidabilità posizione
Stato ingresso
Dimensione stimata ingresso
Tipo ingresso
Profondità pozzo d'accesso
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico 65
Sviluppo spaziale
Estensione
Volume
Metodo calcolo volume
Dislivello positivo 29
Dislivello negativo
Dislivello totale 29
Quota fondo 1015
Vincolo paesaggistico
Stato della cavità
Esplorazione in corso
Prosecuzioni
Cavità distrutta
Ostruzioni interne
Cavità attrezzata
Introvabile
Descrizione
Breve descrizione del percorso d'accesso
questo antro imponente, uno dei maggiori conosciuti in Friuli, è ubicato sulla sinistra del Rio Marodia, quasi un chilometro a monte della confluenza di questo con il Tagliamento. L'ingresso, parzialmente nascosto da una fitta vegetazione, si apre ai piedi di un anfiteatro roccioso, che si raggiunge percorrendo per qualche centinaio di metri un erto ed esposto sentiero inciso sul fianco della forra del Rio Marodia, profonda in quel punto parecchie decine di metri e risalendo quindi, per un'altra settantina, un ripido pendio.
Descrizione dei vani interni della cavità La grotta si apre con un ampio portale, alto 35m e largo alla base 40m; nell'ampio vestibolo, in leggera salita, crescono alcuni alberi d'alto fusto che rendono particolarmente suggestivo l'ambiente; la caverna prosegue poi, addentrandosi in direzione NE, in costante e talvolta erta salita. La parte esplorata termina ad una sessantina di metri dall'ingresso, con una cavernetta dal suolo ripido, formato da minutissimi frammenti di roccia; sopra questa caverna, si apre un altro vasto ambiente, non rilevato, raggiungibile con un'arrampicata lungo dei gradoni, alla destra di chi sale. L'atmosfera particolare di questa grotta, illuminata dalla luce solare
fin quasi nei suoi più reconditi recessi, è resa ancor più caratteristica dalle numerose nicchie (non molto ampie ma tali, comunque, da ospitare uomini di piccola taglia o animali) che si aprono lungo le pareti ed nei gradoni che paiono sostenere il suo fianco SE. Davanti ad una di queste nicchie sono ben visibili i resti di un muro a secco eretto con grosse pietre: è l'unico segno ora visibile del passaggio dell'uomo nella cavità.

FOLKLORE:
è difficile dire se gli antichi abitatori della caverna furono veramente dei briganti, come vuole la leggenda, oppure innocui pastori, certo è che la cavità si apre in una posizione veramente imprendibile e che dalle rupi più alte che la fiancheggiano, si può controllare la strada che dal Passo della Mauria porta a Villa Santina e al Tolmezzo. Prima dei lavori di riattamento
del sentiero (ora largo quasi un metro e fornito, in alcuni tratti, di parapetti in ferro e di scorrimano in tondino ed in cavo d'acciaio), l'accesso alla caverna doveva essere possibile soltanto a quanti, fra i conoscitori della zona, non soffrissero di vertigini e fossero dotati di
passo sicuro. In quelle condizioni bastava poco a difendere il passaggio ed a fare della caverna un ottimo rifugio. Con molta probabilità il brigantaggio, effettuato su scala ridotta dato lo scarso traffico che interessava la vallata (non va sottovalutato il fatto che la strada non era sempre ben curata e che qualche suo tratto era talvolta intransitabile ai carri anche in buona stagione), veniva esercitato da qualcuno dei valligiani stessi, e la caverna adoperata quale rifugio temporaneo in attesa che gli eventuali gendarmi, accorsi dopo la rapina, abbandonassero la zona. Comunque, che i briganti avessero infestato realmente la zona, viene confermato da un'altra tradizione, secondo cui il sacello di Sant'Antonio, edificato sulla strada nei pressi dello sbocco nel Tagliamento del Rio Chiaradia (3 Km a valle dello sbocco del Rio Marodia), avrebbe avuto origine dal voto di due mercanti assaliti dai ladroni.
Rilievo Completo - Effettuato in data: 11-11-1973