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Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia

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Cavità n° 1844 - Grotta del Timavo

Opzioni cavità:

Nomi e numeri catastali
Nome principale Grotta del Timavo
Nome principale sloveno
Numero catasto 1844
Numero catasto storico 4583VG
Numero totale ingressi 1

Posizione ingresso principale
Presenza targhetta No
Area geografica Carso Triestino
Provincia Trieste
Comune Duino-Aurisina / Devin - Nabrežina
Tipo carta 1:5.000
Carta CTRN 1:5.000 109044 - San Giovanni al Timavo
Tipo posizione Aggiornamento Posizione
Metodo rilevamento STRUMENTALE -> GPS differenziale
Latitudine Gauss-Boaga 5071450,0
Longitudine Gauss-Boaga 2410620,0
Latitudine WGS-84 45° 47' 15,8599" (45,78773886)
Longitudine WGS-84 13° 35' 33,743" (13,5927064)
Latitudine UTM WGS-84 5071427,2
Longitudine UTM WGS-84 390614,4
Quota ingresso 16
Data esecuzione posizione 01-01-2000
Affidabilità posizione 1° gruppo riposizionamento regionale su CTR 1:5000 (1999)
Stato ingresso
Dimensione stimata ingresso
Tipo ingresso Pozzo
Profondità pozzo d'accesso 14.7
Autore posizione Manzoni Marco
Gruppo appartenenza RIP.REG. - Riposizionamento Regionale
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico 55
Sviluppo spaziale
Estensione
Volume
Metodo calcolo volume
Dislivello positivo
Dislivello negativo 58.9
Dislivello totale 58.9
Quota fondo -42.9
Vincolo paesaggistico Si
Stato della cavità
Esplorazione in corso
Prosecuzioni Prosecuzioni certe (accessibili)
Cavità distrutta
Ostruzioni interne
Cavità attrezzata
Introvabile
Appartenente al complesso Complesso del Timavo
Descrizione
Descrizione dei vani interni della cavità Nel corso dei lavori per il nuovo acquedotto di Trieste, il giorno 11 marzo 1970 una volata di mine faceva sprofondare il terreno su una superficie di 6m x 4m in un campo situato nei pressi della Chiesa alta di San Giovanni di Duino, mettendo in luce una vasta caverna occupata dall'acqua. L'ACEGAT avvertiva la Commissione Grotte, invitandola ad effettuare il rilevamento della cavità, onde stabilire da quale parte doveva esser deviata la trincea destinata ad accogliere la tubatura, senza pericolo di altri crolli.
La grotta è formata da un'unica caverna, completamente allagata, accessibile dallo squarcio franoso apertosi nel punto più elevato della volta tramite un salto verticale di 14m che porta direttamente sull'acqua; nell'intero perimetro della cavità non è possibile sbarcare dal canotto, in quanto le pareti si immergono senza formare sponde. In tutto il ramo orientale il vano appare scavato in un enorme deposito di breccia poco cementata ed il frequente distacco di elementi, anche di una certa mole, rappresenta un pericolo non trascurabile per chi si trova in questa zona; la breccia si estende anche verso Ovest, costituendo la verticale parete Nord, dalla sommità della quale la volta scende compatta ed uniforme, seguendo l'inclinazione e la direzione degli strati, il letto di uno dei quali forma in pratica tutto il soffitto, adorno di qualche stalattite biancastra.
Prima di iniziare le ricognizioni subacquee è stato effettuato un accurato rilievo batimetrico per avere una serie di profili del fondo; le operazioni di scandaglio sono state alquanto laboriose, sia per la difficoltà di mantenere fermo il battello che per la straordinaria ed imprevedibile profondità dell'acqua. Alla base del pozzo, il crollo della volta ha portato il fondo a meno di due metri, formando un cono che digrada con fortissima pendenza verso il braccio occidentale della galleria, a metà della quale la profondità è di circa 18m, mentre nel punto estremo raggiungibile in superficie, lo scandaglio ha indicato 33,60m; a poca distanza da qui, a ridosso della parete Nord ed in un'area non superiore ai 4mq, il cavo d'acciaio usato per le misure è filato per 44,20m, indicando la presenza di un vero e proprio pozzo subacqueo. Verso Est lo sfaldamento della breccia ha determinato un notevole riempimento e la profondità al centro della galleria non supera gli 11m.
L'esplorazione della parte sommersa è stata iniziata immediatamente, individuando sul lato SW un'ampia galleria che è stata seguita per una quarantina di metri e dalla quale l'acqua abbandona la grotta per dirigersi verso le vicine risorgive.
Dopo un'interruzione delle immersioni dovuta alle piene primaverili, che intorbidiscono l'acqua ed aumentano la velocità della corrente, le ricerche sono riprese e si è accertato che il sifone d'entrata è situato verso NE e che da esso si diparte un'altra galleria con grandi lame, risalita finora per una ventina di metri.
Per la sua ubicazione la cavità non porta ovviamente un decisivo contributo alla conoscenza del corso sotterraneo del Timavo, tuttavia essa consente di accedere al fiume in un punto assai favorevole ai fini dell'esplorazione del delta sommerso e del tratto che presumibilmente si dirige verso i pozzi n. 226 e n. 227.
La grotta è recintata e le chiavi sono custodite dal proprietario del fondo.
Rilievo Completo - Effettuato in data: 19-03-1970