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Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia

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Cavità n° 1671 - Risorgiva di Eolo

Opzioni cavità:

Nomi e numeri catastali
Nome principale Risorgiva di Eolo
Nome principale sloveno
Numero catasto 1671
Numero catasto storico 658FR
Numero totale ingressi 2

Posizione ingresso principale
Presenza targhetta Si
Area geografica Prealpi Carniche
Provincia Udine
Comune Trasaghis
Tipo carta 1:5.000
Carta CTRN 1:5.000 049094 - Stalli Chian da Forchia
Tipo posizione Aggiornamento Posizione
Metodo rilevamento STRUMENTALE -> GPS differenziale
Latitudine Gauss-Boaga 5128197,0
Longitudine Gauss-Boaga 2368599,0
Latitudine WGS-84 46° 17' 24,8734" (46,29024262)
Longitudine WGS-84 13° 2' 3,695" (13,03435973)
Latitudine UTM WGS-84 5128173,9
Longitudine UTM WGS-84 348595,0
Quota ingresso 405
Data esecuzione posizione 31-08-2000
Affidabilità posizione 2° gruppo riposizionamento regionale GPS (2000)
Stato ingresso Agibile
Dimensione stimata ingresso 0.5 x 1 m
Tipo ingresso Scivolo
Profondità pozzo d'accesso
Autore posizione Borlini Andrea
Gruppo appartenenza RIP.REG. - Riposizionamento Regionale
Autore posizione Manzoni Marco
Gruppo appartenenza RIP.REG. - Riposizionamento Regionale
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico 5316
Sviluppo spaziale
Estensione
Volume
Metodo calcolo volume
Dislivello positivo 198
Dislivello negativo 48
Dislivello totale 246
Quota fondo 357
Vincolo paesaggistico Non definito
Stato della cavità
Esplorazione in corso Si
Prosecuzioni Prosecuzioni certe (accessibili)
Cavità distrutta
Ostruzioni interne
Cavità attrezzata
Introvabile
Descrizione
Breve descrizione del percorso d'accesso L'ingresso preincipale della cavità si apre circa 1km ad W di Avasinis (Trasaghis), all'altezza della presa dell'acquedotto, a destra del Torrente Canale, affluente del Tagliamento, lungo la strada che da Avasinis conduce a Prà di Steppa, 150 metri prima di un marcato tornante.
Descrizione dei vani interni della cavità L'ingresso principale (q.399) consiste in una specie di pozzetto artificiale che si è venuto a formare tra il muro di protezione della strada e la paretina sotto la quale s'apre l'ingresso. Sotto alla strada è stato inoltre costruito un canale di scolo, pensando che la cavità potesse emettere acqua, fatto che sembra si sia verificato solo in occasione di una piena eccezionale avvenuta, a memoria degli abitanti del luogo, prima che la cavità venisse allargata ed esplorata per un primo tratto lungo 141 metri (Stocker - Turus 1967).
Per raggiungere il secondo ingresso occorre risalire da una fattoria, ubicata nei pressi del tornante, un ripido prato per poi alla fine spostarsi leggermente a sinistra nel bosco. Il pozzo iniziale si presenta come un inghiottitoio temporaneo di un rio in genere asciutto ed è facile da discendere in arrampicata.
Si inizia a percorrere una bassa galleria discendente col suolo detritico. Dopo una ventina di metri, passato un breve tratto in cui occorre strisciare, si percorre in lieve salita una galleria di 20 metri. Ci si alza per 3 metri a destra e dopo un cunicolo di 10 metri ci si trova in una prima saletta. Si ridiscende per un breve pozzetto svoltando a destra e si prende una condottina con due pozzanghere che scompaiono in periodi di grande siccità . Si risale una saletta di 8 metri ed un camino di 3 metri innestandosi in una galleria sovrastante. Un tempo la parte superiore del camino era totalmente occlusa da massi incastrati e l'apertura è stata eseguita dall'alto giungendo ivi da un'infima condottina alternativa, originariamente occlusa da un masso incastralo (Mikolic. Trippari 1981). Dopo altri 20 metri di galleria alta 1,4 metri, tralasciando alcuni brevi rami laterali, tra i quali la "Galleria a Bon", ovvero un cunicolo in salita lungo 35 metri, si giunge in una galleria di dimensioni maggiori che però all'inizio presenta una forma a catino. Con forti acquazzoni si formano due torrentelli che confluiscono in questo catino, il quale talvolta si allaga completamente formando, a seconda dell'intensità delle precipitazioni, un lago o un sifone lungo una quindicina di metri. Subito dopo si nota sulla destra in alto una fessura con la quale inizia il Ramo delle Marmitte e 5 metri dopo, sempre sulla destra, ma in basso, il Ramo del fondo.
La galleria invece prosegue comodamente in salita per altri 15 metri, poi ridiventa bassa, ridiscende fino ad un bivio trasformandosi in due condottine nelle quali si inizia a sentire in lontananza il rumore dell'acqua. Esse dopo 25 metri si ricollegano in una galleria più vasta percorsa dal torrente del 1° Ramo attivo. E' questo un punto di grande suggestione:
la grotta che fin qui aveva mantenuto dimensioni modeste diventa una bella galleria con laghetti e cascate. Tralasciando le vie in cui scompare l'acqua - costituite da una diaclasi obliqua e da un pozzo di m 8 dalle pareti nere che si ricongiungono dando origine ad una larga e bassa fessura in cui non e stato possibile avanzare neppure con la muta, si
sale superando in arrampicata un primo laghetto e una forra con cascatelle, denominata "Le rapide". Sulla sua sommità conviene prendere un bypass sulla destra in alto che dopo 25 metri ritorna sul torrente in prossimità di un secondo laghetto, originariamente mollo basso, quasi sifonante, denominato "1° lago sifone" e il cui livello è stato abbassato
notevolmente con lavoro di scavo eseguito nel bordo inferiore. Inoltre per poterlo passare senza canotto, si è provveduto a posizionare quasi sulla volta, un cavo metallico per potervisi agganciare in tirolese. Si percorre quindi una vasta e bella galleria di m 30 interrotta a metà da un laghetto facilmente superabile. Si giunge ad uno sdoppiamento dove conviene lasciare l'acqua. Ci si ricollega in una sala battezzata "Pozzo a W", dominata da un'imponente cascata alta 27 metri e con un lago circolare sul fondo. Da qui per poter proseguire è stato necessario effettuare un'arrampicata sul lato est di questa caverna (Boccali - Mikolic 1981). Si è saliti quasi verticalmente per una decina di metri superando senza eccessive difficoltà anche un piccolo tetto (passaggio di 4° ). Si è eseguita quindi una traversata verso destra (sud)
infilandosi in uno stretto camino alto m 6. Sulla sua sommità si è superata una strettoia che conduce ad una galleria in cui s'aprono tre pozzi intercomunicanti con la caverna sottostante. Attualmente uno di questi è sempre predisposto per la salita, o con corda fissa o con doppia bina per il recupero della corda. Con un bypass costituito da due brevi camini ci si immette nel meandro sul fondo del quale scorre l'acqua che forma poi la cascata. Dopo averlo percorso, possibilmente sul fondo o anche a metà altezza in caso di piene, si perviene ad una bella caverna ascendente dalla quale hanno inizio diversi rami e in particolare la "Grande galleria". Dopo una quarantina di metri la caverna si trasforma in una forra che viene a costituire il 1° Ramo attivo.
Si sale per un piano inclinato a destra della caverna e si scavalca il primo tratto di forra quasi sulla volta, si prosegue tramite una piccola cengia sulla sinistra, 5 metri si percorrono di nuovo sul fondo e altri 5 in arrampicata in alto. Dopo 15 metri di galleria si lascia sulla sinistra un ramo che costituisce il più lungo bypass di tutta la grotta. Esso ha permesso
di poter esplorare ed armare in discesa le forre seguenti che altrimenti avrebbero presentalo notevoli difficoltà ad esser risalite. Per proseguire nel 1° Ramo attivo è comunque preferibile seguire l'acqua tralasciando il bypass, il quale, anche se facilmente percorribile e di minor sviluppo, prima del ricongiungimento presenta un cunicolo molto fangoso preceduto a sua volta da un basso laghetto a livello molto variabile, difficile da passare senza bagnarsi. Dal bivio le forre proseguono con 4 laghetti intervallali da saltini con cascatelle che si superano in arrampicata con ausilio di corde fisse. Dopo una galleria un po' bassa di 15 metri si giunge ad una saletta di 10 metri sovrastata da una cascata alta 7 metri. Si risalgono dei pozzetti laterali e successivamente una fessura inclinata e un laghetto che richiede un'ampia spaccata.
Segue una bella galleria di 50 metri sulla quale si innesta a sinistra il bypass precedente. Dopo un ulteriore laghetto che si passa sul lato sinistro, si giunge alla "Sala Nera", lunga una trentina di metri e con enormi blocchi che occorre talvolta scavalcare. Si imbocca quindi una galleria alta m 1.5-2 che per 60 metri non presenta problemi. Essa è sovrastata inoltre da un sistema di cunicoli alquanto fangosi che sboccano anche nella parte superiore della Sala Nera. Ad un certo punto la strada è sbarrata da un basso laghetto lungo una quindicina di metri che va superato distesi in canotto.
Un'ulteriore difficoltà è data dal fatto che esso presenta una lieve curva nel punto intermedio che rende difficile riuscire a passarsi il canotto con l'ausilio di una sola bina. Si approda su una piccola spiaggia alla quale segue una galleria che ben presto si sdoppia in una parte inferiore percorsa dall'acqua e in una superiore avente alcuni tratti fangosi. Dopo una
settantina di metri di continui saliscendi e punti di giunzione, tralasciando qualche ramo laterale, s'incontra sulla sinistra la "Buca da lettere" che è un passaggio chiave per risparmiare un bel po' di strada. Se si prosegue infatti diritti, seguendo il corso dell'acqua, dopo 35 metri s'incontra un sifoncino. Esso è sovrastato da un camino di 5metri, al di sopra del quale una galleria cunicolo di 60 metri conduce ad un sifone d'ingresso nell'argilla. Da esso un'altra galleria percorsa dal torrente toma indietro: dopo 55 metri l'acqua defluisce nel precedente sifoncino: ma qui si innesta un affluente; dopo 10 metri sulla sinistra si ha un doppio innesto di un cunicolo che dopo altri 10 metri porta direttamente alla Buca da lettere.
Seguendo l'affluente dopo 6 metri la strada è sbarrata da una stretta fessura; occorre alzarsi un po' scomodamente in un meandro che dopo 12 metri si allarga. In breve si è alla base di un camino alto 20 metri dal quale proviene una cascatella. Esso è stato risalito in artificiale (Palmieri 1990) e lasciato armato con doppia bina. Al di sopra inizia una galleria meandriforme che volge in breve verso est, a differenza dell'andamento complessivo finora tenuto dal 1° Ramo attivo che si era sviluppalo verso Ovest. Dopo un tratto di 70 metri, in cui sono presenti dei laghetti un po' scomodi da superare, si giunge alla base di un camino di 8 metri che si riesce a risalire evitando la cascata che proviene da una finestra. Al di sopra, dopo una cavernetta inizia uno stretto cunicolo fangoso percorso attualmente per una quindicina di metri.
La Grande galleria è il ramo di giunzione fra il 1° Ramo attivo e il 2° Ramo attivo. Il nome "Grande", assegnato durante l'entusiasmo delle prime punte esplorative, invero oggi appare alquanto ironico in quanto, fatta eccezione per alcuni tratti iniziali, l'altezza media oscilla tra un metro e un metro e mezzo. Ci sono tre imbocchi dalla caverna ascendente che segue il Pozzo a W; due sono facilmente accessibili, uno è un camino alto 6 metri. Dopo una ventina di metri essi si collegano. A 50 metri si ha un bypass costituito da una galleria superiore di 10 metri. A 90 metri si scende in una saletta di 10 metri che occorre poi risalire nella sua parte finale. A 125 metri s'incontra a sinistra un camino di 15 metri risalito fino ad una fessura impenetrabile.
Da esso proviene un abbondante stillicidio. Da m 150 in poi le dimensioni si fanno più esigue e spesso occorre strisciare. A m 235 s'interseca un rametto trasversale. In salita dopo 10 metri esso diventa uno stretto cunicolo; in discesa dopo 15 metri si giunge ad un tratto semiallagato. A m 310 s'incontra un antico sifone, oggi asciutto, con un tratto in discesa, uno piano alquanto fangoso e uno in salita. Segue un tratto in cui bisogna strisciare su dei crostelli di concrezione che contengono delle pozzanghere. A m 380, dopo un'ultima strettoia, a 68 metrii di dislivello positivo dall'ingresso principale, si sbocca nella 1° caverna del 2° Ramo attivo. Essa ha una forma ovale con gli assi di m 25 x 60 ed un'altezza che varia da 6 a 12 metri. Il suolo è in salita tanto che vi è un dislivello di 23 metri tra il punto più basso e
quello più alto ed è parzialmente occupato da enormi massi arrotondati e levigati dall'acqua. Si vede qui per la prima volta il 2° torrente principale della grotta che entra nella caverna da un lago piuttosto basso, denominalo il 2° lago sifone, scorre in essa con due rami distinti che poi si ricongiungono, alla fine della caverna, in una bella galleria che volge verso NE. La si percorre comodamente per poco più di 50 metri mantenendosi sul lato destro del torrente. Si
possono osservare delle belle marmitte dei giganti, una delle quali fonda 4 metri. In prossimità di un punto concrezionato con una colonna si deve scendere in un pozzo di 6 metri che termina nel mezzo di un lago, per superare il quale si rende necessario l'uso del canotto. Dopo altri 40 metri di galleria con brevi cascatelle intercalate da laghetti si deve superare un lago più lungo che in un punto è molto basso ed obbliga a distendersi nel canotto. Superato questo passaggio alquanto difficoltoso s'imbocca una galleria abbastanza comoda che dopo 150 metri conduce ad un profondo lago sifone. Se si è forniti di muta è possibile proseguire per un tratto a pelo libero a nuoto. Diversi sono i rami laterali che spesso si congiungono alla galleria principale venendo a creare dei percorsi alternativi, in genere di dimensioni più
ridotte. Da queste diramazioni parte però un ramo a se stante, probabilmente percorso dall'acqua in caso di piene eccezionali. Esso è stato esploratlo fino ad un laghetto basso e largo, che viene a trovarsi una decina di metri, in termini di dislivello, al di sopra del sifone terminale.
Risalendo dalla 1° caverna si supera camminando con cautela nell'acqua sul lato destro il secondo lago sifone, un lago di una decina di metri, il cui livello e stato abbassato con lavoro di scavo. Si percorre quindi una bella galleria verso Ovest che dopo 50 metri arriva ad un trivio. A sinistra uno stretto meandro di una ventina di metri conduce ad una
caverna ovale in lieve salita di m 20 x 30 con interessanti depositi argillosi, a destra si risale fino ad imboccare a metà una galleria superiore che da un lato ritorna tramite una serie di passaggi angusti e fangosi sulla sommità della prima caverna, dall'altro si ricongiunge dopo una cinquantina di metri al ramo principale con una spettacolare finestra.
Proseguendo dritti si risale una comoda galleria percorsa dall'acqua e intervallata da piccoli laghetti e cascatelle. In questo tratto affiorano in maniera evidente tipiche mensole nere di calcare selcifero che quasi contrastano col colore chiaro delle pareli della galleria. Dopo 40 metri si giunge sotto la finestra soprammenzionata e qui la grotta piega decisamente a sud con una grande forra, avente sul fondo un profondo lago. Si inizia ad alzarsi sulla sinistra e con una serie di facili cenge si arriva sulla sommità della cascata. Oltrepassato un laghetto si prosegue camminando in salita e man mano che la galleria volge verso SW essa si trasforma nella 2° caverna del 2° Ramo attivo, larga m 11, lunga m 50 e alta al massimo 22 metri. Anche essa, come la prima, ha il suolo ricoperto da enormi massi arrotondali dall'erosione. Sulla sua sommità occorre risalire un camino di m 19 che lateralmente presenta una cascata ed un lago. Il suo superamento, effettuato in arrampicata non artificiale, è stato tutt'altro che facile, con passaggi di 5° e 6° (Fedel 1982) . Al di sopra, scavalcando un piccolo laghetto, si perviene alla 3° caverna del 2° Ramo attivo che è la sala più grande di tutta la cavità.
Anche essa è ricoperta da enormi massi, però di dimensioni minori e meno arrotondati. E' lunga m 150, larga al massimo 68 e alta mediamente una ventina di metri. Ha un andamento principale NW-SE e si può suddividere in tre parti: una prima metà a forma quasi di cubo, e in cui scorre il torrente, una seconda parte, col suolo ascendente, nella quale non scorre l'acqua, dato che passa per una piccola galleria-bypass sottostante ed una parie finale, sormontata da un camino, alto almeno 60 metri, a forma di grande catino in cui riappare l'acqua. Essa entra nella caverna con una cascata di 5 metri che fuoriesce da una galleria. Per proseguire è stato necessario superare in arrampicata tale cascata e oltrepassare col canotto un successivo lago lungo m 8. Ad una quarantina di metri dalla terza caverna s'incontra un bivio: a destra si continua a risalire il torrente fino ad un basso e lungo lago che sarebbe da percorrere a nuoto, a sinistra si prosegue per una galleria asciutta che dopo una trentina di metri giunge alla base di un camino alto m 26. Si è riusciti ad arrivare fini sulla sua sommità (Andrioletti 1983), raggiungendo il punto di maggior dislivello positivo a +230 metri
dall'ingresso. Tornando alla base del camino, per poter proseguire occorre strisciare in un cunicolo, ove al momento dell'esplorazione soffiava un vento fortissimo. Il cosidetto "Cunicolo della Bora" termina dopo una cinquantina di metri con una piccola cavernetta occlusa da una frana di massi misti a terra.
Tornando nella parte iniziale, lungo la galleria principale e poco oltre il tratto asciutto che con forti piogge si allaga completamente, s'imbocca sulla destra il Ramo delle Marmitte risalendo facilmente un camino alto m 4. Si percorre quindi un corridoio stretto e in lieve salita che dopo una ventina di metri volge verso N per poi piegare verso Ovest trasformandosi in una galleria larga in media m 3 e dalla volta in certi punti un po' bassa, in modo da non permettere la
progressione in piedi. Dopo una sessantina di metri in lieve discesa si arriva ad una specie di catino. Da qui il ramo prosegue in lieve salita e dopo altri venti metri si giunge ad un bivio. Il ramo di sinistra ben presto si sdoppia ulteriormente con due rami in salita permettendo di giungere da un lato al "Cunicolo della tribolazione" che alla fine si collega al 1° Ramo attivo sul 1° lago sifone e dall'altro ad una saletta percorsa da un torrente a se stante. Tale torrente
proviene da un cunicolo semiallagato che si sviluppa ad un'altezza di m 6, forma una graziosa cascatella e sparisce tra delle pietre dopo esser stato inghiottito in una serie di pozzettini laterali aventi un dislivello complessivo di m 10. Il ramo di destra si sviluppa pure esso in salita ed è molto interessante perchè in certi punti le pareti sono coperte da belle
concrezioni e colate calcitiche e numerose sono le marmitte che si possono osservare. Dopo un centinaio di metri in salita, in cui la volta si mantiene alta 2-3 metri, si giunge su un tratto piano sul quale si innesta dall'alto il secondo ingresso della cavità, costituito da un pozzo di m 6,3 che funge da inghiottitoio temporaneo di un torrente in genere asciutto (aperto con lavoro di scavo da Tognolli 1982). Proseguendo dritti s'incontra una serie di pozzetti ben calcificati
che alla fine conducono ad un profondo e largo lago sifone. Un'indagine effettuata in canotto non ha permesso di individuare prosecuzioni a pelo libero.
Tornando nella galleria principale, 6 metri oltre l'imbocco del Ramo delle marmitte e sempre dallo stesso lato, s'imbocca un ramo discendente che volge verso Nord, detto Ramo del fondo. Dopo 8 metri s'incontra un bivio, continuando a scendere verso destra la galleria diventa più comoda. Dopo altri venti metri si nota sulla desta un ramo ascendente che si sviluppa in forte salita per una trentina di metri e dopo altri 10 metri un ulteriore ramo sulla sinistra, pure esso ascendente e che si ricollega al primo venendo a costituire un percorso alternativo. Proseguendo sempre in discesa e superato un laghetto, si giunge ad un doppio cunicolo che dopo 7 metri conduce ad un piccolo sifone che ha la caratteristica di essere il punto più fondo di tutta la grotta, a -16 metri dall'ingresso principale. Inoltre dal percorso
alternativo è possibile quasi ricongiungersi ad un ulteriore collettore tra il Ramo principale e il Ramo delle marmitte, ove ha inizio uno strettissimo cunicolo, detto "La circonvallazione", che dopo uno sviluppo di m 40 si collega al 1° Ramo attivo, subito sopra al punto di assorbimento del torrente.
Poco oltre il Pozzo a W. nel breve bypass successivo, o possibile imboccare un passaggio che conduce ad un intricato
sistema di cunicoli, talora ben concrezionati, che si sviluppano in parte sopra al ramo principale poco prima del Pozzo a W e in parte parallelamente al meandro che conduce alla prima caverna. Lo sviluppo complessivo è di m 80.
La recente esplorazione del Cunicolo della Tribolazionc (Mikolic 2001) può risultare importante per esplorazioni future perchè permette un'uscita dalla cavità, per quanto malagevole, nel caso si dovessero allagare i tratti di galleria a catino, normalmente asciutti, presenti nella prima parte della grotta. Questo cunicolo infatti, partendo dal 1° lago sifone, sul
lato opposto del cavo usato per la tirolese, dopo un breve tratto in cui occorre bagnarsi fino al bacino ed un altro tratto tortuoso lungo m 15 e largo cm 40, si collega al Ramo delle marmitte permettendo di giungere direttamente al 2° ingresso.
Rilievo Completo - Effettuato in data: 31-12-2001
Foto
Data dello scatto: 30-05-2015

Tipo inquadratura: Ingresso con numero identificativo

Autore foto: Fabro David

Gruppo di appartenenza: FJ - Associazione Speleologica Forum Julii Speleo

Data dello scatto: 30-05-2015

Tipo inquadratura: Targhetta o numero identificativo

Autore foto: Fabro David

Gruppo di appartenenza: FJ - Associazione Speleologica Forum Julii Speleo

Data dello scatto: 30-05-2015

Tipo inquadratura: Ingresso

Autore foto: Gobessi Stefano

Gruppo di appartenenza: FJ - Associazione Speleologica Forum Julii Speleo

Data dello scatto: 30-05-2015

Tipo inquadratura: Targhetta o numero identificativo

Autore foto: Gobessi Stefano

Gruppo di appartenenza: FJ - Associazione Speleologica Forum Julii Speleo

Tipo inquadratura: Ingresso

Tipo inquadratura: Esterno