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Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia

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Cavità n° 1361 - Abisso Eugenio Boegan

Opzioni cavità:

Nomi e numeri catastali
Nome principale Abisso Eugenio Boegan
Nome principale sloveno
Numero catasto 1361
Numero catasto storico 555FR
Numero totale ingressi 1

Scopritori
Data scoperta 14-07-1963
Scopritore Non specificato -
Gruppo scopritore CGEB - Commissione Grotte Eugenio Boegan

Posizione ingresso principale
Presenza targhetta No
Area geografica Alpi Giulie
Provincia Udine
Comune Chiusaforte
Tipo carta 1:5.000
Carta CTRN 1:5.000 050023 - Monte Canin
Tipo posizione
Metodo rilevamento GRAFICO -> Riconoscimento su carta
Latitudine Gauss-Boaga 5136771,0
Longitudine Gauss-Boaga 2400380,0
Latitudine WGS-84 46° 22' 25,3948" (46,37372078)
Longitudine WGS-84 13° 26' 40,5468" (13,44459633)
Latitudine UTM WGS-84 5136747,3
Longitudine UTM WGS-84 380375,6
Quota ingresso 1865
Data esecuzione posizione
Affidabilità posizione Corretto
Stato ingresso
Dimensione stimata ingresso
Tipo ingresso Pozzo
Profondità pozzo d'accesso 11
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico 663
Sviluppo spaziale
Estensione
Volume
Metodo calcolo volume
Dislivello positivo
Dislivello negativo 624
Dislivello totale 624
Quota fondo 1241
Vincolo paesaggistico
Stato della cavità
Esplorazione in corso
Prosecuzioni Prosecuzioni inaccessibili
Cavità distrutta
Ostruzioni interne
Cavità attrezzata
Introvabile
Descrizione
Breve descrizione del percorso d'accesso L'ingresso della cavità si trova al fondo di una grande depressione, in parte occupata da detriti morenici, delimitata da un gruppo di rilievi tondeggianti che culminano a Nord nel Col delle Erbe ed a Est nel Bila Pec (Gruppo del Monte Canin).
Descrizione dei vani interni della cavità L'abisso fu scoperto nel luglio del 1963 da alcuni soci della C.G.E.B. e nello stesso anno cominciò ad essere esplorato.
Il pozzo d'accesso, profondo 11m, ha le pareti corrose e percorse da lame rocciose parallele; sul fondo, verso Est, s'inoltra una strettoia in frattura che porta al secondo pozzo, profondo 23m, anch'esso percorso da una scanalatura verticale; sul fondo, costituito da un minuscolo terrazzino detritico, si apre il piccolo orifizio del pozzo profondo 150m, il cui fondo fu raggiunto nel settembre del 1964.
Superati tre brevi pozzi, costituiti da enormi blocchi di frana incastrati tra le pareti di una galleria discendente, c'è un'altra serie di salti, separati l'uno dall'altro da terrazzini rocciosi orizzontali lunghi qualche metro. Alla base di questa serie di pozzi la cavità continua con una strettoia che porta in un breve meandro, nel quale vi sono alcune marmitte, il quale finisce sopra un pozzo profondo 20m (-280m).
Alla profondità di 200m l'acqua di fusione di un piccolo ghiacciaio situato in una diramazione ascendente e l'abbondante stillicidio formano un ruscello, dapprima esiguo, il quale con l'approfondirsi della cavità aumenta di portata per finire in un lago sifone alla profondità di 624m.
(sett 1966)Dalla profondità complessiva di 280m scende un pozzo di 128m, sotto il quale scende un pozzo di 35m; un meandro altissimo e relativamente stretto, con il fondo costituito dal susseguirsi di piccoli salti percorsi dall'acqua, conduce in un pozzo di 26m, che segna la fine del meandro, dal quale un'ulteriore discesa porta in una grande caverna, nel cui fondo ghiaioso sparisce l'acqua che scende attraverso i pozzi precedenti. Una strettoia comunica con un'altra cavità nella quale l'acqua riappare con una portata sensibilmente maggiore e percorre anche il meandro successivo ed alcuni brevi pozzi (-487m).
Un meandro lungo una quindicina di metri porta all'orlo di un pozzo, dalla cui base una spaccatura continua in un pozzo percorso dall'acqua, parallelamente al quale una serie di salti permettono di scendere senza bagnarsi e di raggiungere il fondo del pozzo stesso.
Dalla sala sottostante, divisa in più vani da enormi massi, che si raggiunge dopo un pozzo di 20m, parte un meandro che dopo quasi 20m finisce in un sifone di modeste dimensioni (-624m). Negli ultimi 100m la cavità è interessata da notevoli fenomeni di riempimento da parte di brecce saldamente cementate che alterano quasi completamente la morfologia originaria dei pozzi e delle gallerie.
Esperimenti eseguiti con la fluorescina hanno provato che l'acqua che percorre l'abisso ritorna alla luce al Fontanon di Goriuda.
Durante una visita effettuata nel luglio 1983, anno in cui le temperature veramente eccezionali causarono un notevole scioglimento della neve che altrimenti, in condizioni normali, chiudeva il pozzo d'accesso fino ad estate inoltrata, furono esplorati parecchi rami laterali.
A pochi metri dal fondo del pozzo di 128m una finestra dà adito ad un corridoio che termina su un pozzo stimato profondo 35m, il quale comunica sul fondo con un piccolo meandro che sbocca alla base del pozzo di 35m. Poco dopo la Sala Marini, un'arrampicata sulla destra permette di entrare, attraverso un foro, in una caverna lunga 25m, avente inoltre un breve ramo che termina con un pozzetto. Poco più in là, sul ramo principale, ha inizio una galleria meandriforme lunga 68m e percorsa da un torrente, il quale proviene con una cascata da un imponente camino finale. Quasi alla fine del successivo meandro parte, sulla sinistra, un breve ramo di 22m, esplorato già nel 1981, ornato da interessanti concrezioni d'aragonite. Alla base di un pozzo di 20m una galleria formatasi nel conglomerato, con due strettoie, la seconda delle quali fu allargata con lavoro di scavo, termina con un breve pozzo avente sul fondo una stretta fessura dalla quale spira una corrente d'aria di una certa entità.
Rilievo Completo - Effettuato in data: 30-07-1983