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Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia

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Cavità n° 112 - Pozzo del Cane

Opzioni cavità:

Nomi e numeri catastali
Nome principale Pozzo del Cane
Nome principale sloveno
Numero catasto 112
Numero catasto storico 161VG
Numero totale ingressi 1

Posizione ingresso principale
Presenza targhetta No
Area geografica Carso Triestino
Provincia Trieste
Comune Trieste
Tipo carta 1:5.000
Carta CTRN 1:5.000 110113 - Padriciano
Tipo posizione
Metodo rilevamento GRAFICO -> Riconoscimento su carta
Latitudine Gauss-Boaga 5057210,0
Longitudine Gauss-Boaga 2430070,0
Latitudine WGS-84 45° 39' 44,6438" (45,66240105)
Longitudine WGS-84 13° 50' 43,8638" (13,84551773)
Latitudine UTM WGS-84 5057187,2
Longitudine UTM WGS-84 410063,8
Quota ingresso 375
Data esecuzione posizione
Affidabilità posizione
Stato ingresso Ostruito
Dimensione stimata ingresso
Tipo ingresso Pozzo
Profondità pozzo d'accesso 47
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico 12
Sviluppo spaziale
Estensione
Volume
Metodo calcolo volume
Dislivello positivo
Dislivello negativo 47
Dislivello totale 47
Quota fondo 328
Vincolo paesaggistico
Stato della cavità
Esplorazione in corso
Prosecuzioni Prosecuzioni certe (accessibili)
Cavità distrutta
Ostruzioni interne
Cavità attrezzata
Introvabile
Descrizione
Breve descrizione del percorso d'accesso L'ingresso dela grotta, ora chiuso e nemmeno più visibile, si apriva sul fianco meridionale di un'ampia dolina coltivata, posta a destra della strada che da Padriciano porta a Gropada, subito prima della prima casa del paese.
Descrizione dei vani interni della cavità La cavità è nota soprattutto per il fatto singolare verificatosi nel corso della prima esplorazione. Al momento della scoperta l'ingresso era costituito da un foro impraticabile che venne allargato con alcune mine: nella discesa effettuata subito dopo si ebbe la sorpresa di trovare sul fondo un cane vivo, probabilmente giunto da un passaggio, impraticabile dall'uomo, esistente a livello dei detriti, che portava a qualche altro imbocco.
Attorno al 1939 vennero scaricate nella grotta le pietre di un muro a secco che divideva due proprietà, colmando il pozzo fino alla profondità di circa venti metri, mentre nel periodo bellico l'ingresso fu ostruito, forse per occultare le salme di alcuni infoibati.
Nel 1958 il Gruppo Escursionisti Speleologi Triestini (GEST) iniziò lo svuotamento del pozzo, rinvenendo qualche resto umano.
Sul fianco del pozzo, poi, gli speleologi del GEST aprirono una fessura alta un paio di metri e larga, nel punto massimo raggiunto, una trentina di centimetri, che porta ad una cameretta sormontata da un piccolo camino e forata al suolo da un paio di pozzetti non discesi.
Rilievo Sezione - Effettuato in data: 10-12-1958